Re- esistenza

Ha ragione Giampiero (1) a proporci una parola su cui riflettere, in un tempo in cui le parole fuggono dai propri significati e ci vengono solo proposte immagine false, vere, vere e false nello stesso tempo. Ci aggiriamo tra le immagini, le ricomponiamo secondo quello di cui siamo già convinti, viviamo una dimensione passiva in una realtà che potrebbe essere e potrebbe non essere, ci allontaniamo sempre più dalle cose, le sostituiamo come prodotti di un’industria che sia autoalimenta.Bisogna tornare alle parole se vogliamo trovare il senso delle nostre vite. Noi pensiamo attraverso le parole, evochiamo mondi, costruiamo futuro, ci commuoviamo, siamo umani. Resistenza è una parola: «Resistenza come forma di esistenza. Si esiste perché resistiamo. Oggi si deve pensare allo stare al mondo come ad una forma di resistenza esistenziale, specialmente chi, come noi, si impegna nel mondo dell’arte. Oggi sono in Italia, domani sarò negli Stati Uniti, dopodomani, chissà, sarò altrove. È questa la mia esistenza: dinamica, fluttuante e organica. Non ho altro modo di intendere e immaginare la vita».  Sono le parole di un artista, Sislej Xhafa, artista kosovaro e apolide, parole che vengono da un luogo di resistenza. Ci sono situazioni in cui l’esistenza è resistenza, ma se guardiamo a tutta la storia dell’umanità, quella che ci piace, è tutta interpretabile come una resistenza per sopravvivere (all’inizio) ad aspettare e non piegarsi per difendere le proprie idee, a scegliere di vivere controcorrente , a resistere per continuare a lottare  per migliorare il mondo. Il filosofo spagnolo Josep Maria Esquirol ha scritto un saggio sul concetto di resistenza: “Non si tratta di tradurre la resistenza in un esercizio di fortificazione dell’intimità; né significa che la cura di sé sia un movimento esclusivamente centripeto. L’esistenza è sempre, nel migliore dei casi, esistenza esposta, aperta e interpellata. Il sentiero a doppio senso intimità-esteriorità è cammino dell’esistenza. Interrompere il passo comporta uno svilimento, un impoverimento, una perdita. Pertanto, la questione non è interiorità o esteriorità, bensì quale tipo di passaggio, di relazione, esiste tra di esse. Una cosa è la fascinazione consumista, dove l’erotismo della merce attrae un’intimità predisposta alla dispersione, e un’altra ben diversa è la comunicazione con gli altri e la costruzione di un mondo. Ecco dunque che la resistenza intima non implica alcun tipo di chiusura. Sono le aperture e non le mura a legarci all’esteriorità. Si torna a casa perché, in precedenza, si è usciti.”
E’ apparentemente un pensiero astratto, forse troppo tecnico, fatto di parole che bisogna leggere più volte per capirne la “utilità”, ma val la pena di approfondirlo, per esempio ci dice che il “resistere” ci implica nel nostro essere ma anche nel rapporto con gli altri, la resistenza è un atto collettivo. La resistenza ha permesso all’umanità di sopravvivere, di sconfiggere le pulsioni alla distruzione,  al “tanatos”, la resistenza ci fa essere uomini, si rende protagonisti in un mondo , dominato dalle immagini, che ci trasforma in spettatori/consumatori, ci narcotizza , ci “uniforma”, ci assoggetta ai poteri di qualunque tipo essi siano.  

Io amo i resistenti, non mi fido delle immagini, mi fido delle parole, la lotta è il modo di agire di chi resiste, l’uomo dà il meglio di se quando lotta, la vita è tensione, lotta contro le ingiustizie, il mondo, la malattia, il dolore ma è proprio questo che la rende “esistenza”.

Qualcuno ha detto che “oggi viviamo in un’epoca post narrativa. Non è il racconto, bensì il conteggio a influenzare la nostra vita. La narrazione è la capacità dello spirito di superare la contingenza del corpo……Il corpo acquista potere là dove lo spirito si ritira”. La resistenza è anche questo, la narrazione empatica della lotta contro ciò che impedisce di vivere come vogliamo. I fotogrammi della “resistenza” sono gli atti di ognuno di noi, prescindono dal numero, dai conteggi, attengono alle passioni. La resistenza è spesso “guerra”, chi la fa la racconta con le immagini chi la subisce la racconta con le parole, le narra con le emozioni, sono i poeti e i visionari, il prototipo dei “resistenti”. Tranquilli alla fine facciamo il culo a tutti.

(1) http://new.totemmagazine.it/wp/2022/04/03/resistenza/

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